Caso Corinaldo: si ravvisa la possibilità che Silb si costituisca Parte civile.

Il Silb, qualora ve ne saranno le condizioni, si costituirà parte civile nella vicenda della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, in cui l’8 dicembre scorso persero la vita una mamma 39 enne e cinque ragazzi minorenni.  Lo ha dichiarato il Presidente Maurizio Pasca, che valuterà questa opportunità dopo aver letto la sentenza della Procura di Ancona, attualmente al lavoro su 18 indagati fra cui l’intera commissione unificata di vigilanza, presieduta dal Sindaco di Corinaldo Matteo Principi e composta da cinque membri. Il locale era infatti accatastato come deposito di attrezzi agricoli e la sua capienza effettiva secondo destinazione d’uso era di 255 persone: la sera del concerto di Sfera Ebbasta ce n’erano circa 1500.  Sotto indagine non solo la commissione che ha rilasciato parere favorevole all’uso come discoteca, rilasciando la licenza di pubblico spettacolo il 12 ottobre 2017  ma altresì i due ingegneri della società che aveva in gestione il locale.

Questo è un caso di grave responsabilità dei gestori, rei di comportamenti negligenti e imprudenti nel corso degli anni: non avrebbero infatti rispettato le 14 prescrizioni imposte dalla commissione di vigilanza locale (cosa che avrebbe dovuto impedire di cederne la gestione alla società Magic). Inoltre la balaustra crollata –che correva lungo la rampa dell’uscita di sicurezza S3- era in grave stato di ossidazione e deterioramento.

Quando ogni responsabilità sarà stata vagliata dalla magistratura e passata in giudicato, il Silb si pronuncerà in merito a una eventuale costituzione di parte civile.

Ho di recente rinnovato il certificato di agibilità per un locale di 5.000 metri perlopiù all’aperto, sentendomi chiedere una serie di certificati di agibilità edilizia e destinazione d’uso. E’ evidente che nel caso di Lanterna Azzurra vi fosse la compiacenza della Commissione comunale

ha affermato il presidente Pasca.

In altri casi, le “negligenze” dei titolari del locale sono opinabili. Il caso dello Chalet, locale di Roma sui è stata revocata la licenza, fa molto discutere.  Rammentiamo che il locale è rimasto coinvolto nell’ orribile vicenda dello stupro di una ventenne; ma nell’ordinanza emessa dalla Questura di Roma il locale viene ritenuto responsabile di avere commesso numerose irregolarità pregresse, portando così alla paura che l’ordine pubblico e la pubblica sicurezza venissero compromessi.

Abbiamo sentito sia il titolare del locale, sia un penalista che si pronunciasse sul provvedimento.

Agli occhi dell’avvocato penalista Simone Facchinetti, che ha compiuto una valutazione di natura squisitamente giuridica basandosi sul testo del provvedimento di revoca della licenza, è evidente la cautela della Questura.

“Vengono segnalati i precedenti preoccupanti episodi già segnalati allo CHALET (da aprile 2019 a maggio 2019 vi sono 5 episodi di irregolarità varie, tra cui risse e rapine, episodi di stati di ebbrezza, avvenuti perlopiù in orario ampiamente oltre a quello previsto per la chiusura del locale) e il clamore suscitato dalla violenza sessuale subita da una ragazza ventenne: il tutto porta ad un forte stato di preoccupazione per la pubblica sicurezza in generale. La normativa del TULPS applicata è natura AMMINISTRATIVA e concerne l’ordine e la sicurezza pubblica, principio legato e applicato a tutti gli esercizi commerciali. Non è il singolo caso da prendere in considerazione (ossia la recente violenza sessuale),  bensì la segnalazione delle precedenti segnalazioni di irregolarità ed episodi citati”.

Illuminante, però, è la spiegazione del titolare del localeAngelo Di Agostino, che ha 45 dipendenti a rischio.

Abbiamo sempre avvertito le forze dell’ordine di qualsiasi episodio delittuoso o tale da suscitare preoccupazione, talora fermando il sospetto, cosa che non ci compete, quindi pensiamo di avere sempre rispettato il Protocollo di intesa firmato con le forze dell’ordine, che prevede la collaborazione massima degli esercenti”.

Per quanto concerne invece l’orario di chiusura, la situazione è ben più complessa: la licenza del locale discoteca risale al 1998 e prevede le 5 del mattino come orario. Chalet ha svolto ultimamente lavori di ristrutturazione facendo ripassare la commissione di vigilanza e ottenendo il permesso di tenere aperto fino alle 5 in caso non vi fossero esposti o lamentele. Dopo un esposto anonimo per musica troppo alta, che non segnalava nome del denunciante e circostanze, l’orario è stato spostato alle due: trattandosi di notizia falsa, l’assessorato al commercio della municipalità romana ha ammesso l’errore ma non ha provveduto a modificare il provvedimento restrittivo. Il commento raccolto in Municipio dal titolare Angelo De Agostino è stato “abbiamo sbagliato, ci volete crocifiggere”? “Ci hanno detto che non avrebbero esteso  più ad alcuno l’orario delle 5, invece lo hanno concesso ad altri ma a noi no”.

Quindi, le parole scritte nel  provvedimento del Questore, dove si  si legge come il locale “… continuando a rimanere aperto quando aveva in atto una sospensione, rimanere aperti dopo l’orario, somministrare bevande oltre l’orario costituiscono situazioni di fatto e elementi idonei per dare spazio ad eventi delittuosi creati da altri …” assumono un’altra luce dopo gli eventi arbitrari e poco oggettivi relativi alla restrizione dell’orario di chiusura.

Oltre al caso di Chalet, molto controverso, vi sono decine di altri casi in cui pur avendo posto in essere qualsiasi azione atta ad impedire eventi  illeciti il titolare si veda sospendere la licenza.   Un altro locale che lamenta l’arbitrarietà del provvedimento della Questura è il Cube, ma si potrebbero citare numerosi altri episodi di questo genere.  Clamoroso, il caso della sospensione di licenza al titolare di un locale che aveva impedito l’ingresso a due balordi, tornati a cercare di investire con la macchina il buttafuori.

Se è vero che l’articolo 100 del Tulps mira a tutelare l’ordine pubblico e la pubblica sicurezza (rammentiamo che il corpo di legge è del 1931) ci si domanda come mai nel caso della donna violentata all’interno di un albergo anni fa, non fosse stato chiuso l’albergo!

Per questo, la categoria ha chiesto un incontro al dirigente della Polizia Amministrativa Angela Cannavale. “Il nostro atteggiamento è sempre stato collaborativo e diplomatico –ha affermato il presidente Silb– Ma la discrezionalità soggettiva dell’amministrazione è molto ampia per cui si cercherà un ennesimo confronto al fine di estendere lo spettro di collaborazione”. La dottoressa Cannavale, dopo l’incontro fra il rappresentante Silb e il Questore, ha comunque ribadito che lo strumento sanzionatorio è determinante. Il punto è che Il Protocollo dovrebbe scongiurare l’applicazione dell’articolo 100 in caso il gestore partecipi attivamente con le forze dell’Ordine agli episodi contestati, e dia prova di aver posto in atto tutte le strategie per arginare o evitare eventuali eventi delittuosi. Ma anche quando ciò accade si trova penalizzato.

In attesa di questo incontro, il Presidente Pasca ha altresì rammentato che nel resto d’Europa gli operatori dell’intrattenimento sono visti in modo diverso. In primis, ricadono nell’area economico amministrativa del turismo e riscuotono un forte interesse da parte delle amministrazioni. Il Presidente Pasca ha citato Tomorrowland, in Belgio, che ingloba due fine settimana e attira 300.000 persone con un volume d’affari ai 15/20 milioni di euro. Anche in Olanda vi sono grandi manifestazioni, eventi gestiti bene, che hanno l’attenzione delle istituzioni e sono ben controllati.

Qui invece rischiano di mettere in ginocchio una categoria che muove un miliardo di euro solo con le attività legali, senza contare quelle abusive”.

Rammentiamo che la normativa alla quale il Protocollo cerca di porre delle attenuanti dà al gestore molteplici  responsabilità in sede  civilistica e amministrativa.

Per esempio, nell’ipotesi di rissa tra clienti,  si tratta di una responsabilità (in sede civile)  oggettiva ex art.2051 Codice Civile, in virtù della quale il gestore può essere punito pur non avendo causato personalmente il danno e non avendolo voluto. Questa responsabilità è diretta conseguenza dell’obbligo giuridico (che viene riconosciuto dalla legge al gestore di una discoteca) di vigilare e controllare tutto ciò che accade nel suo locale e nelle pertinenze di esso in modo da impedire eventuali danni a terzi, da prevedere risse e mettere in sicurezza anche gli spazi antistanti al locale stesso. In mancanza di questi accorgimenti, i gestori saranno tenuti a risarcire i danni patrimoniali e non patrimoniale derivanti dagli eventi che si verificheranno nel loro locale, comprese le risse, tranne che si verifichino per caso fortuito.

Per esempio, nell’ipotesi di schiamazzi esterni: il gestore del pubblico esercizio in linea di massima non può essere ritenuto responsabile degli illeciti compiuti all’esterno.

Ma, per evitare guai, in caso di disturbi ripetuti al vicinato deve mettere cartelli, ammonire i clienti, allontanare gli avventori molesti o allertare le forze dell’ordine. Per di più, è altrimenti responsabile di un comportamento omissivo e risponde quindi del reato previsto dall’articolo 659 del Codice Penale e non per eventuale rissa, danneggiamento e altro che possono fare i suoi clienti “rumorosi”.

Se all’esterno avvengono episodi violenti (come le risse), anche se non ha responsabilità diretta il gestore deve dimostrarsi prontamente collaborativo verso la forza pubblica (specialmente se i problemi nascono all’interno del locale, per poi sfociare fuori, e per evitare sanzioni deve dimostrare di aver prontamente avvertito le autorità. La mancata collaborazione può portare alla sospensione della licenza per 15 giorni.)