Costituzione parte civile su Corinaldo e in tutti gli altri casi

Il Silb reagisce e fa sentire la sua voce

Numerose, le interviste a Maurizio Pasca, apparse su quotidiani nazionali e siti in questi giorni. A dare l’avvio, un pezzo di Claudio Tadicini su Corriere Mezzogiorno, in cui il Presidente del Silb dopo la rissa al Guendalina di Santa Cesarea Terme ha chiesto il presidio fisso in ogni discoteca affermando “ce lo pagheremo noi”. L’eco sulla stampa è stata forte e di recente è apparso sul Messaggero un pezzo in cui il Silb afferma di volersi costituire parte civile per i fatti di Corinaldo e di voler battere la linea netta contro i disordini sociali e la delinquenza. Perquisire chi entra, come accade a Ibiza, potrebbe essere la soluzione. Il modello Ibiza è stato spesso preso da Pasca come esempio, sia in termini di profitto (due soli locali fatturano quanto l’intero comparto in Italia e il settore è assimilato alle risorse turistiche) sia in termini di qualità e valore dell’intrattenimento.

“Come gestori delle discoteche ci costituiremo parte civile in questa inchiesta sulla tragedia di Corinaldo. Ma molte cose dovrebbero cambiare. Servirebbe fare formazione per chi deve garantire la security. E dovrebbero consentirci di perquisire chi entra nei locali come avviene ad esempio a Ibiza”.

Per il futuro, Pasca auspica un “rispetto dei limiti delle capienze: se un locale ha un’autorizzazione per 500 persone, farne entrare 2.000 è criminale. Però c’è anche un notevole problema sicurezza: in Italia avremmo necessità di 15.000 addetti, preparati e ben addestrati. Si rischia spesso di rivolgersi a persone non idonee, che non hanno il patentino rilasciato dalla Prefettura. Bisogna garantire la formazione anche in questo settore, perché può fare davvero la differenza”.