Il guazzabuglio dei diritti e la questione Lea

Come tutti i titolari di locali sanno, accanto a SIAE ora esiste un altro referente per i diritti della musica dal vivo. Si chiama LEA (Liberi Editori Associati), ha spezzato il monopolio SIAE (anche se resta in capo a SIAE il 95% della titolarità dei diritti musicali) ed è gestita da Soundreef, cui fanno capo le etichette minori. Teoricamente, se un locale propone musica dal vivo coinvolgendo autori e brani sotto l’egida di LEA, dovrebbe pagare i diritti a quest’ultima. E teoricamente la cosa è giusta, visto che le piccole etichette sparivano nel mare magnum di SIAE. Ma in Italia non esiste un pubblico registro dei pezzi, perciò i titolari dei locali non possono sapere cosa fa capo a chi. E in questo vuoto all’italiana sguazzano coloro che vorrebbero pagamenti e diritti senza controllo alcuno. Il problema è che LEA vuole essere informata a priori sui pezzi che verranno suonati nei locali ma spesso la difficoltà è proprio quella di sapere chi è il gestore di quell’artista o di quel testo. Ma se faccio, ad esempio, un concerto di Fedez per duemila persone appare chiaro a chi devo pagare; se viceversa canto un brano di Fedez in un contesto più vasto e non posso prevederlo prima ma improvviso, il problema si pone in maniera evidente. In altri paesi, la difficoltà viene superata ponendo tutto in capo a un soggetto unico e delegando la spartizione dei diritti a un secondo momento, senza gravare sui titolari dei locali. E appare evidente che l’unica a colmare lacune e vuoti procedurali possa essere l’Antitrust. Il nostro presidente si è già espresso in materia a Zapping, andato in onda su Rai1.