Il parere dell’avvocato Facchinetti sugli eventi al Factory Club di Roma

Un caso di cronaca dal punto di vista legale

Il caso del Factory Club, battezzato Chalet, dove le violenze ai danni di una giovane donna hanno provocato la chiusura del locale, è emblematico. Chiarisce in modo evidente le responsabilità messe in capo a chi gestisce un locale, fatto a cui in qualche modo si è cercato di ovviare attraverso la firma dell’ultimo Protocollo Silb-Ministero dell’Interno.  La Questura di Roma ha revocato le licenze allo Chalet  per lo svolgimento delle attività di concerti, trattenimenti danzanti, somministrazione e vendita perché vi erano diverse irregolarità precedenti e creato così situazioni di pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini.

Vengono segnalati i precedenti preoccupanti episodi già evidenziati allo Chalet (da aprile 2019 a maggio 2019 vi sono 5 episodi di irregolarità varie, tra cui risse e rapine, episodi di stati di ebbrezza, avvenuti perlopiù in orario ampiamente oltre a quello previsto per la chiusura del locale) e il clamore suscitato dalla violenza sessuale subita da una ragazza ventenne: il tutto ha portato ad un forte stato di preoccupazione per la pubblica sicurezza in generale.

La normativa del TULPS applicata è natura AMMINISTRATIVA e concerne l’ordine e la sicurezza pubblica, principio legato e applicato a tutti gli esercizi commerciali

Non è il singolo caso da prendere in considerazione (ossia la recente violenza sessuale), bensì la segnalazione delle precedenti segnalazioni di irregolarità ed episodi citati.

Infatti nel provvedimento del Questore si legge come il locale “… continuando a rimanere aperto quando aveva in atto una sospensione… rimanere aperti dopo l’orario, somministrare bevande oltre l’orario costituiscono situazioni di fatto e elementi idonei per dare spazio ad eventi delittuosi creati da altri …”.

Il protocollo SILB è attivabile solo se i gestori danno prova di aver prima partecipato attivamente con le forze dell’Ordine agli episodi contestati, e di aver posto in atto tutte le strategie per arginare o evitare eventuali eventi delittuosi.

Il gestore non risponde del reato penale commesso da altri,  bensì della violazione della normativa civilistica e amministrativa.

Per esempio, nell’ipotesi di rissa tra clienti, il gestore del locale ha una responsabilità?

Si tratta di una responsabilità (in sede civile)  oggettiva ex art.2051 Codice Civile, in virtù della quale il gestore può essere punito pur non avendo causato personalmente il danno e non avendolo voluto. Questa responsabilità è diretta conseguenza dell’obbligo giuridico (che viene riconosciuto dalla legge al gestore di una discoteca) di vigilare e controllare tutto ciò che accade nel suo locale e nelle pertinenze di esso in modo da impedire eventuali danni a terzi, da prevedere risse e mettere in sicurezza anche gli spazi antistanti al locale stesso. In mancanza di questi accorgimenti, i gestori saranno tenuti a risarcire i danni patrimoniali e non patrimoniale derivanti dagli eventi che si verificheranno nel loro locale, comprese le risse, tranne che si verifichino per caso fortuito.

Per esempio, nell’ipotesi di schiamazzi esterni: il gestore del pubblico esercizio in linea di massima non può essere ritenuto responsabile degli illeciti compiuti all’esterno.

Ma, per evitare guai, in caso di disturbi ripetuti al vicinato deve mettere cartelli, ammonire i clienti, allontanare gli avventori molesti o allertare le forze dell’ordine. Per di più, è altrimenti responsabile di un comportamento omissivo e risponde quindi del reato previsto dall’articolo 659 del Codice Penale e non per eventuale rissa, danneggiamento e altro che possono fare i suoi clienti “rumorosi”.

Se all’esterno avvengono episodi violenti (come le risse), anche se non ha responsabilità diretta il gestore deve dimostrarsi prontamente collaborativo verso la forza pubblica (specialmente se i problemi nascono all’interno del locale, per poi sfociare fuori, e per evitare sanzioni deve dimostrare di aver prontamente avvertito le autorità. La mancata collaborazione può portare alla sospensione della licenza per 15 giorni.) In casi simili a quello evidenziatosi presso Chalet, varie sentenze Tar evidenziano che la massima tutela viene riservata alla tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza.