Il Tar si pronuncia sull’art 100

Il Tar si pronuncia sull’art 100

Quest’ultimo fornisce al Questore il potere di sospendere la licenza di pubblico esercizio nell’ipotesi in cui l’esercizio stesso risulti essere abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose, oppure costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini.  

La finalità di tale articolo non è quella di sanzionare la condotta del gestore per avere consentito la presenza, nel proprio locale, di persone potenzialmente pericolose per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, bensì quella di impedire, attraverso la chiusura del locale, il protrarsi di una situazione di pericolosità.

La prima sentenza di interesse rilevante si riferisce alla dichiarazione del TAR del Lazio pubblicata in data 8 agosto scorso, che ha accolto integralmente un ricorso fatto dal titolare di una discoteca romana associata a Silb.

Quest’ultimo, utilizzando la tutela legale predisposta per le aziende associate a Silb – aveva impugnato il provvedimento del Questore adottato ex art. 100 del Tulps di revoca delle autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande e per tenere trattenimenti danzanti.

Già in prima analisi il TAR aveva parzialmente accolto la richiesta di sospensiva urgente, consentendo subito la riapertura del locale per la sola attività di somministrazione. In seguito, in sede di appello dal Consiglio di Stato, tale richiesta è stata integralmente accolta, consentendo in tempi rapidi la riapertura della suddetta attività.

I Giudici Amministrativi hanno accolto definitivamente il ricorso, sostenendo che non sussistevano le condizioni ed i presupposti richiesti dall’art. 100 del TULPS per disporre la revoca delle autorizzazioni.

In particolare il TAR ha rilevato che giammai il Questore poteva revocare l’autorizzazione alla somministrazione, considerato che l’art. 4, comma 1 della legge n. 287/91 prevede la sola misura della sospensione di detto titolo. 

In merito al possesso di stupefacenti da parte di alcuni frequentatori del locale, motivo per il quale il Questore aveva predisposto il ritiro della licenza ad un locale, il TAR ha affermato quanto segue: “Riguardo i due casi di malore per assunzione di sostanze stupefacenti, mancano elementi che di fatto li ricolleghino ad una cattiva gestione dell’azienda, mentre è chiaro che nessun gestore potrebbe garantire che gli avventori non portino con sé sostanze stupefacenti quando entrano nel locale, non potendo effettuare perquisizioni personali e non avendo strumenti di controllo che ne consentano la rilevazione”.

Tra l’altro, come sostenuto dal TAR del Lazio, è stato proprio il personale della società di accoglienza dei clienti del locale a segnalare la presenza di persone in possesso di stupefacenti, consentendo alla Polizia di identificarli e fermarli.

La seconda sentenza di rilievo è stata espressa dal TAR della Campania, pubblicata il 23 luglio 2013: “La presenza di persone pregiudicate nel locale non è di per sé ragione sufficiente a ritenere il locale “abituale ritrovo di persone pregiudicate e pericolose ai sensi dell’art. 100 del TULPS” e su tale base disporre la sospensione per dieci giorni della licenza.”

In entrambi i casi i titolari dei locali potranno agire contro il Ministero dell’Interno per il risarcimento dei danni eventualmente subiti per effetto dei provvedimenti successivamente annullati dal T.A.R.

 

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