Intervista a Luca Talucci, Presidente Silb Viterbo

Fonte: tusciaweb.eu

Viterbo – “Si possono chiedere le deroghe, non vedo il motivo di tanto clamore”. Chiusura anticipata dei locali notturni a Viterbo. Le nuove regole imposte dal comune fanno discutere. Per Luca Talucci, presidente del Silb locale, il sindacato italiano locali da ballo, rispetto al passato poco cambia e comunque le regole vanno rispettate, a cominciare da quelle che stabiliscono nettamente il confine tra chi può operare come bar da chi può fare musica e balli. Le discoteche.

Il comune ha tolto le deroghe ai locali sia in centro sia fuori, concesse diversi anni fa. Lei come la vede?
“La deroga è una possibilità di lavoro in più, per alcune volte l’anno. Tre o quattro, o il sabato sera, se l’attività non arreca disturbo. Noi abbiamo un quartiere medioevale che è tra i più belli d’Italia. Non è semplice mettere insieme l’antico col resto”.

Da anni coesistono attività e residenti. Convivenza non facile. Tutto da rifare?
“Io devo complimentarmi con alcuni titolari di locali che hanno saputo allontanare persone, diciamo particolari, contribuendo alla sicurezza in zona. Ci sono imprenditori che svolgono bene il loro lavoro. Poi, c’è chi non si è regolato, non ha compreso che sopra la propria attività c’è gente che non alle 10, ma all’una di notte vuole dormire”.

Esistono bar vicino ad abitazioni o strutture ricettive, poi ce ne sono altri, in zone diverse che questo problema non ce l’hanno. Il provvedimento del comune però non fa distinzione. Non le pare una scelta miope?
“Ho preso parte agli incontri con l’assessora Alessia Mancini, insieme alle associazioni di categoria. Io credo che non si possa certificare che esistano bar di serie A e altri di serie B. Il provvedimento va esteso a tutti, anche fuori le mura”.

Quindi chiude prima pure chi, magari potrebbe avere un’attività al Poggino, lontana da quartieri residenziali?
“La mia idea è che c’è una normativa nazionale e va rispettata. Poi si possono chiedere le deroghe, come stabilito nel Patto per la notte. Non vedo il motivo di fare tanto clamore. Adesso mi auguro che il comune faccia rispettare le deroghe nuove che saranno concesse, controllando”.

Le deroghe lei sostiene che dovrebbero essere un’eccezione, ma a Viterbo sono prassi consolidata, concesse da oltre dieci anni. C’è chi ha speso in locali, attività, personale. Poi un bel giorno le regole sono cambiate. Le pare un modo saggio d’intervenire da parte di una pubblica amministrazione nei confronti di privati che hanno investito?
“Non spetta a me giudicare. Io sono un sindacalista che tutela le discoteche di Viterbo e provincia da chi fa attività da ballo quando non è consentito. Nel merito, io penso che un’attività non possa lavorare solo con le deroghe. Un locale apre, ipotizziamo il mattino alle 8, arriva fino all’una di notte e poi ottiene di chiudere alle due. A fronte di questo, sento parlare del rischio di mandare a casa il personale. Ma allora io mi chiedo: che apri a fare 14 ore prima, se tutto il guadagno è nell’ora di deroga concessa? Per assurdo, allora apri un’ora al giorno. La deroga è una possibilità per incassare qualcosa in più”.

Quei permessi però sono stati concessi e confermati negli anni.
“Secondo me le vecchie deroghe sono state concesse con troppa facilità. Oggi occorre tornare indietro, azzerare tutto e ripartire. Ma ripeto, con il Patto della notte è possibile di nuovo richiederle”.

Si può, ma con maggiori attenzioni e oneri. Non cambia qualcosa?
“Chiedono, ad esempio, che bisogna somministrare a porte chiuse. Si somministrerà a porte chiuse. Realtà come Terni, Piacenza o Modena da questo punto di vista sono messe peggio di noi. Capisco chi ha investito, ma non comprendo come mai un bar con un dj set, ballerine, luci, di tutto di più, non chieda la licenza di pubblico spettacolo. Forse perché gli adempimenti sono maggiori o perché in un bar se invece di cento ci sono 150 persone, non chiude. In una discoteca se ce ne possono entrare cento di persone e ne trovano 120, la fanno chiudere. Le discoteche oggi soffrono perché fino alle 2 i clienti s’intrattengono nei bar. Devono chiudere alle 4 e alle 3 c’è lo stop alla somministrazione di alcolici. Col biglietto si comincia a incassare dall’1,30, quando abbiamo la licenza dalle 23. Se un bar sta aperto fino alle 2, le discoteche dovrebbero chiudere alle 6, a fronte anche d’investimenti elevati, per lavorare un giorno a settimana, quattro ore”.

Le regole vanno rispettate, magari con controlli più stringenti. Lei non vede il rischio che andando a toccare certi ingranaggi, se le scelte non sono adeguate, si rischia di danneggiare una realtà che funziona? Di giorno il centro storico di Viterbo langue. Non potrebbe accadere pure la notte?
“È un rischio, ma io non sono il politico che ha deciso di far aprire tanti colossi commerciali fuori le mura. Tanti anni fa, fosse stato per me non avrebbero aperto, oppure lo avrebbero fatto in modo limitato. In mezzo ci sono state le liberalizzazioni di Bersani, parte tutto da lì. Molti che avevano attività in centro hanno ceduto le licenze e oggi viviamo questa situazione”.