Intervista Presidente Maurizio Pasca

Intervista Presidente Maurizio Pasca

Roma, 31 lug. (Labitalia) – La crisi in questa estate 2012 ‘cambia’ anche il divertimento degli italiani. Sempre più addio alla tradizionale discoteca, sì ai balli low cost in spiaggia e alle serate ‘one night’ in masserie, casali e ville. E a fare ‘bingo’ sono strutture improvvisate, spesso senza misure di sicurezza e non in regola con il fisco. A danno dell’Erario, e degli esercenti delle sale da ballo, che, per la concorrenza abusiva, si vedono costretti a ridurre le serate, e, di conseguenza, gli incassi. Almeno a sentire Maurizio Pasca, presidente del Silb, associazione di settore delle imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo.
 
“Noi sulla base dei dati della Siae -spiega Pasca in un’intervista a Labitalia- abbiamo riscontrato un calo del 10-15% nei biglietti d’ingresso alle discoteche. Oggi però non esistono solo le discoteche intese in senso tradizionale. L’offerta sull’intrattenimento è cambiata, si è diversificata. Quindi il ballo non ha perso il suo ‘appeal’ sul consumatore, solo che sono cambiate le opportunità per lui. Opportunità purtroppo -sottolinea- spesso abusive e senza la sicurezza dei locali autorizzati”.
 
Secondo il Silb, su e giù per tutto lo Stivale, sono circa 15mila le strutture che in modo abusivo esercitano l’attività di ballo e intrattenimento. “Ormai ci sono moltissimi bar e stabilimenti balneari -spiega- che fanno intrattenimento in modo abusivo. E poi ci sono le cosidette ‘one night’ e cioè appuntamenti organizzati in una location speciale, come una villa o una masseria, per una sera sola. Vengono pubblicizzate attraverso i social network e dopo la serata gli organizzatori, incassati i soldi dei biglietti d’ingresso e delle consumazioni, non pagano nulla di tasse. E, essendo eventi di una sola sera -rimarca- sono più difficili da rintracciare e quantificare”.
 
Stabilimenti balneari e ‘one night’ che per i minori costi possono praticare prezzi più bassi. “Ogni giorno -sottolinea Pasca- ci arrivano segnalazioni dai nostri associati da tutta Italia, visto che il fenomeno della concorrenza abusiva è ormai diffuso dal Trentino Alto Adige alla Sicilia. Noi abbiamo quindi costituito un’apposita commissione all’interno della nostra associazione per raccogliere le segnalazioni e inviarle alle autorità competenti. In alcuni casi si arriva quindi alla chiusura di queste strutture, in casi purtroppo no. Le leggi -spiega rammaricato il presidente del Silb- ci sono ma spesso non vengono applicate”.
 
E alle discoteche registrate resta solo, contesta Pasca, pagare le tasse. “Il biglietto d’ingresso in discoteca -spiega- costa tra i 10 e i 25 euro, a seconda di quelli che sono i servizi che la struttura offre. Negli stabilimenti invece spesso, accanto a quelli che sono servizi come bar e ristoranti, si offrono anche servizi di ballo e intrattenimento in forma abusiva, e che spesso non sono a pagamento e così attraggono i consumatori. Gli stabilimenti in questi casi richiedono un permesso ‘ascolto musica’, che costa intorno alle 40-50 euro. Una cifra irrisoria -contesta Pasca- pagata la quale però organizzano dei veri e propri spettacoli di intrattenimento e da ballo”.
 
Con danni economici per le imprese ‘legali’ e per il fisco, sotto forma di mancati incassi. “Noi infatti -spiega- sul biglietto di ingresso in sala paghiamo il 10% sulla musica, il 16% di imposta sull’intrattenimento e il 21% di Iva. Quindi su un biglietto di 10 euro, se ne vanno 4,70 in tassazione. E invece stimiamo -aggiunge- che le mancate entrate per l’erario per gli stabilimenti che fanno musica senza le autorizzazioni sono intorno a più di 20 milioni di euro, una bella cifra. Noi abbiamo segnalato questa concorrenza abusiva anche alla Finanza”.
 
E le discoteche ‘improvvisate’ danneggiano non solo i locali autorizzati, ma anche i clienti, con rischi per loro sicurezza. “Stiamo assistendo a un’emorragia non del numero di locali -spiega Pasca- ma dei servizi che offrono. Se dieci anni fa si organizzavano 5-6 serate diverse a settimana, variando la tipologie dell’intrattenimento, oggi al massimo se ne fa una-due a settimana, preferibilmente il sabato, vanificando tutti gli investimenti che sono stati fatti negli anni sulle strutture, per renderle più sicure. C’è da ricordare infatti che le nostre strutture -aggiunge- sono autorizzate dalla commissione provinciale di vigilanza sull’intrattenimento e quindi sono super-sicure. Noi chiediamo -rimarca- che gli stessi controlli che vengono fatti su di noi vengano svolti anche su chi non è in regola”.
 
Secondo Pasca: “il fenomeno è diffuso maggiormente al Meridione, ma per lo più per l’ignoranza da parte delle istituzioni, che non conoscono le norme presenti, e quindi per l’incapacità di applicarle. Ultimamente segnaliamo anche un aumento delle segnalazioni dal Veneto, in particolare dal Padovano. C’è da dire che però al Sud c’è un movimento positivo -conclude- anche dal punto di vista del divertimento legale e sano: ad esempio nel Salento nel 2000 erano 10 le sale da ballo, oggi sono arrivate a essere 60, e anche in Calabria e in Sicilia c’è una crescita”. 

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