intrattenimento locali

Intrattenimento: cosa manca e cosa dovremmo fare

Il desiderio di divertimento e di trasgressione ha sempre caratterizzato gli esseri umani, esprimendosi con formule diverse ma conservando, alla base, le stesse esigenze di intrattenimento di qualità. Sono semplicemente cambiati i nomi: dai caffè chantant alle balere, dai ritrovi con juke box alle discoteche. Affini ai tempi e alla modernità che rappresentavano.

Oggi ci troviamo in un momento di transizione dettato dal cambiamento sociale, come sempre. Ciò che funzionava negli anni Ottanta non funziona più allo stesso modo ora. Esiste il web, parco digitale sconfinato dove i giovani attingono volti, tendenze, musica. Esistono i piccoli club, i luoghi per aperitivi che hanno costituito una fonte di aggregazione alternativa, di facile ed economica fruizione. I grossi locali rimasti hanno alzato la loro offerta qualitativa: programmazione articolata, scenografie, ospitate strategiche. Spesso, azioni comuni promosse sullo stesso territorio, usando i social network come amplificatore e i medesimi hashtag di riferimento (come è accaduto per #discotecheversilia).

Quindi, la parola discoteca si ritrova a vivere in un contesto molto diverso rispetto alla società del passato, proprio perché sono cambiate le alternative, gli strumenti a disposizione del pubblico finale. C’è forte necessità di evoluzione: non dei desideri ma della modalità per portarli ad espressione. Da un lato, servono professionalità che consentano ai locali di proporre al pubblico novità in ambito scenografico, musicale, tecnologico, ludico. Dall’altro serve una presa di coscienza della categoria, che non può vivere sugli allori di vent’anni fa ma deve rispondere alle necessità di un mondo giovanile completamente trasformato dal web, dalla velocità, dall’attitudine alla socializzazione. Quindi, cercare di osservare le macro tendenze a livello europeo e “professionalizzarsi” possono essere due strade percorribili.

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Parliamo spesso di Ibiza come modello ma le grandi discoteche di Ibiza sono veri e propri tempi scenografici, dove nulla è lasciato all’improvvisazione. Sono imprese da milioni di euro di fatturato. Perché intrattenere è un mestiere che non richiede più solo una programmazione: servono conoscenze tecnologiche, musicali, sociologiche oltre che legali e burocratiche.

Vi lanciamo quindi un’idea da questo portale. Pensiamo a tutti i locali rimasti vuoti, che potrebbero ospitare – a pagamento, come attività ascrivibile a quelle produttive finanziate dal settore pubblico- dei corsi di formazione misti: tecnico del suono, scenografia, acustica. Per non trascurare l’esigenza comune a tanti giovani di diventare produttori, senza avere i primi rudimenti per farlo al meglio. Tutto questo ricade sotto la voce “intrattenimento”.

In questo modo, alcuni locali creerebbero profitto diventando laboratori finalizzati a costruire professionalità competitive e forti. E a quel punto ogni città potrebbe organizzare veri e propri festival territoriali, con una programmazione interessante per il pubblico.

Ciò che stiamo cercando di dirvi è che in un mondo complesso la reazione corretta e profittevole è quella della disamina di possibili azioni e della preparazione per compierle al meglio. Un’iniziativa del genere tra l’altro incontrerebbe il favore dei settori pubblici delegati alle attività produttive, con la possibilità di ottenere fondi per la parziale o totale realizzazione dei progetti.