musica live

La musica live germina ovunque: ora l’appoggio arriva anche dalle Regioni

Ieri, alla presentazione del Manifesto degli stati generali della musica emergente, ovvero un documento a sostegno dei giovani artisti italiani reso pubblico per Milano Music Week, Giordano Sangiorgi di MEI ha annunciato la collaborazione con Silb al fine di portare la musica live nei locali in modo serio e strutturato, con un programma preciso.

Grande la soddisfazione dei partecipanti al convegno di Milano Music Week, tenutosi presso il Base di via Bergognone, dove sono intervenuti numerosi artisti emergenti usciti dai vari “talent” che germinano in giro per l’Italia, con il supporto delle regioni. Attivissime l’Umbria e il Lazio, dove il responsabile delle politiche giovanili Lorenzo Sciarretta è particolarmente sensibile al tema. La cosa interessante è il rinnovato impegno delle Regioni a sostenere, anche economicamente, questi micro festival. A Matera, a dicembre, verrà premiato il vincitore di European Social Sound, a cui si sono iscritte 70 band. La Regione Piemonte sostiene Glocal Sound, in Lombardia arrivano i primi contributi per Rock Targato Italia che esiste dagli anni Ottanta.

E in questo scenario multiforme, che non converge verso un grande festival nazionale ma frammenta le proposte in una miriade di eventi, mancano le discoteche. Quindi l’annuncio di una loro partecipazione è stato salutato con grande positività.

Durante il convegno è altresì emersa l’attitudine negativa a considerare il lavoro di chi fa musica e intrattenimento come inferiore rispetto ad altre occupazioni ritenute più “serie”; attitudine che va cambiata in primis a livello istituzionale, visto che il comparto fattura, muove migliaia di persone, attiva il turismo. Il momento è quindi perfetto per inserirsi con una programmazione seria e con una serie di workshop nei locali, che riportino la musica al proprio ruolo di catalizzatore positivo.

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Nel programma stilato in 13 punti cardine emerge infatti la necessità di creare “Case della musica nelle grandi città, al fine di farne un punto di riferimento per gli eventi musicali nazionali e internazionali, con la proposta di laboratori creativi e workshop”. Inoltre si rende noto che la “musica è cultura” e che quindi sia inammissibile che la fruizione del prodotto culturale abbia un’imposta sul consumo così alta. Perciò si richiede formalmente l’adeguamento dell’Iva sulle produzioni musicali dal vivo al 10% per tutto il settore live e tutto l’indotto e il connesso per l’acquisto dei supporti fisici e digitali musicali al 4%, come accade per i libri.

Sono esattamente le tematiche affrontate al convegno di Rimini dello scorso anno. Che possiamo affrontare come una parte importante della corrente diretta da un lato alla sensibilizzazione della politica, dall’altro a una campagna di comunicazione che smonti –attraverso la proposta di divertimento sano e ascrivibile alla voce cultura- la campagna mediatica deteriore di cui le discoteche, spesso loro malgrado e solo in qualche caso colpevolmente, sono protagoniste.