L’emendamento anti Siae divide Pd e governo

L’emendamento anti Siae divide Pd e governo

 

 

Il deputato Dem Minnucci presenta alla Camera un intervento per limitare il monopolio della Società autori ed editori, difeso dal ministro Franceschini: “Ci vuole più coraggio, non possiamo lasciare ai 5Stelle la battaglia sulla liberalizzazione”. Da Flixbus alla “tassa Airbnb”, finora sul digitale i renziani hanno incassato una serie di sconfitte

ROMA – Potrebbe sembrare un emendamento tra i tanti. Ma quello presentato dal deputato democratico Emiliano Minnucci, nella discussione sul decreto annuale che recepisce le norme europee, contiene un messaggio. Il testo infatti propone di aprire il mercato dei diritti d’autore sulle opere musicali, limitando lo storico monopolio di Siae. Lo stesso monopolio che il ministro Dario Franceschini negli ultimi mesi ha difeso a spada tratta: “Il governo ha fatto un primo passo – riconosce Minnucci – ma c’è bisogno di più coraggio nella liberalizzazione. Non possiamo lasciare che il Movimento 5Stelle si intesti questa battaglia”. Nessuna polemica con l’esecutivo, ufficialmente. Ma una presa di posizione decisa. Tanto più che arriva da un deputato della componente orfiniana, i fedelissimi del segretario Renzi. I cui rapporti con Franceschini, negli ultimi tempi, si sono molto raffreddati.

Un contrasto politico tra il “nuovo” e il “vecchio” Pd che sul terreno dell’innovazione digitale ha trovato uno dei suoi punti di frizione più evidenti. Di recenti infatti, spesso confezionati in Parlamento ma senza che il governo si opponesse, sono passati una serie di interventi restrittivi nei confronti delle imprese innovative. Il blocco a Flixbus, che nonostante gli impegni l’esecutivo non è finora riuscito a scongiurare. La Web tax e la “tassa Aribnb” sugli affitti turistici, entrambi interventi che da premier Renzi aveva affossato. La vicenda Siae arriva prima in ordine di tempo. Ma insieme a Flixbus è una di quelle su cui l’opposizione a 5Stelle è intervenuta con più decisione, dalla parte delle startup danneggiate dagli operatori tradizionali. Nelle scorse settimane il rapper Fedez, pentastellato militante e iscritto a Soundreef, ha attaccato con decisione la Società autori ed editori. Prima accusandola, in una intervista a Repubblica, di incassare indebitamente i diritti sui suoi concerti. E poi sottolineando via social un presunto conflitto di interesse del ministro Franceschini, la cui moglie lavora in una società che gestisce il patrimonio immobiliare di Siae. Beccandosi di rimando una mincaccia di querela.

La risonanza di quel video però, 7 milioni di visualizzazioni e quasi 78 mila condivisioni su Facebook, deve aver aperto gli occhi dalle parti di Largo del Nazareno, viste le enormi difficoltà del Pd di recuperare consenso tra le fasce più giovani dell’elettorato. I tempi e i modi di questo emendamento lasciano intravvedere da parte dei Dem la volontà di partire al contrattacco. “L’impulso non viene dall’alto, ma dal nostro elettorato che ci chiede più coraggio”, corregge Minnucci. Riconoscendo però che su questi temi il partito nell’ultimo periodo ha faticato a rispondere alle attese. Nel merito, il suo testo propone di dare mandato all’Agcom di definire su quali segmenti del mercato dei diritti l’esclusiva Siae abbia ancora senso, per esempio la raccolta presso gli esercizi commerciali, in cui la sua rete di agenti sul territorio resta un monopolio naturale. E su quali invece l’attività sia contendibile, per aprire la partita a operatori concorrenti come Soundreef. Il principio è quello adottato in altri settori, spiega Minnucci, separazione dell’infrastruttura dai servizi. Fissando poi per il gestore Siae tariffe di riscossione e tempi certi a garnzia dei suoi rivali.

Non una liberalizzazione completa, insomma, del resto la direttiva europea Barnier non la impone. Ma neppure la chiusura che di fatto ha sancito il governo, su impulso di Dario Franceschini, conservando nel suo decreto di recepimento il monopolio legale di Siae sul suolo italiano, sancito da una legge del 1941. Lo stesso monopolio su cui anche l’Antitrust ha acceso un faro, per sospette pratiche anticoncorrenziali a danno di Soundreef e Patamu. La discussione del decreto di delegazione europea alla Camera è partita, il voto sull’emendamento Minnucci dovrebbe arrivare tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima. L’esito non è per nulla scontato, ma la geografia del voto dirà molto sulle diverse sensibilità rispetto al tema all’interno della maggioranza. E anche in caso di bucciatura il messaggio resta chiaro: “Bisogna riaprire, o meglio aprire una discussione sulla liberalizzazione”, dice Minnucci.

di FILIPPO SANTELLI

 

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