Messina: i titolari de l’Officina scrivono una lettera esemplare

“Credere che il livello di consumo di droghe e di alcolici fra i giovani sia responsabilità di chi gestisce locali notturni, significa non voler vedere o affrontare solo parzialmente il problema”

Nella notte fra giovedì e venerdì, davanti alla discoteca Officina di Messina, durante il Policlinic Party (certo il titolo non era rassicurante!) le forze dell’ordine avevano notato la presenza in strada di diverse persone in stato di ubriachezza, alcune delle quali in evidente atteggiamento aggressivo nei confronti del personale addetto alla sicurezza. Per sette dei ragazzi in stato di alterazione psico fisica da sostanze alcoliche era stato necessario il ricorso alle cure mediche presso il Pronto Soccorso Generale dell’Ospedale Piemonte.

Poi, il Questore di Messina dottor Vito Calvino grazie anche al lavoro svolto in queste ore dal personale della Divisione di Polizia Amministrativa della Questura di Messina, ha decretato la sospensione dell’attività della discoteca per 30 giorni. Ciò in considerazione della gravità dei fatti constatati, del grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica derivatone, della reiterazione delle condotte incidenti sulla sicurezza dei cittadini.

In serata i proprietari del noto locale hanno precisato, con un post pubblicato su Facebook, la loro posizione che pubblichiamo perché riassume le nostre preoccupazioni, doglianze, nonché lo stato di impotenza che determinate attribuzioni di responsabilità provocano.

“30 giorni di sospensione a scopo preventivo, questo è quanto il Questore ha deciso di contestarci, così ci ha voluti sanzionare.

In questo clima di spettacolarizzazione del lavoro delle Istituzioni, abbiamo preferito confermarvi noi questa notizia prima di leggere altre inesattezze sui giornali, (uno in particolare che avrà presto nostre notizie).

Con questo comunicato non intendiamo discutere le ragioni che hanno portato il Questore a questa decisione, non è questa la sede, ma alcune precisazioni sentiamo il dovere di farle anche solo per rispondere a tutti coloro che, in questi giorni, ci hanno attaccati gratuitamente.

Non abbiamo somministrato e non somministreremo mai alcool ai minorenni, da tempo in merito adottiamo, nelle serate organizzate dalle scuole, un protocollo di sicurezza, diamo solo consumazioni analcoliche all’ingresso (anche ai maggiorenni), per acquistare una consumazione alcolica al bar è necessario mostrare il documento alla cassa e poi, nuovamente, al barman che lo deve preparare; nessuno può acquistare più di una consumazione alla volta (al fine di evitare che una persona ne possa acquistare per i minorenni), chi prenota una postazione tavolo e richiede la bottiglia di alcolico, non può richiederne più di una in tutta la serata, deve essere maggiorenne e mostrare un documento e se ancora questo non bastasse, se il personale addetto al bar o ai tavoli dovesse accorgersi di qualcuno che cerca di acquistare più consumazioni, facendo la fila più volte, è autorizzato a rifiutare la vendita se pensa che lo faccia per passare la consumazione acquistata ad altri.

Forse non basta a controllare tutti, ma noi la nostra parte la facciamo.

Non abbiamo somministrato e non somministreremo mai alcool di scadente qualità o da bottiglie sofisticate o peggio travasate ( la famosa vodka blue!) ai nostri clienti.

E infatti non è per questo che veniamo sanzionati!

Quanto è successo nel corso del Policlinic Party è spiacevole, ma non può essere considerato responsabilità di chi fa il nostro lavoro.

Credere che il livello di consumo di droghe e di alcolici fra i giovani sia responsabilità di chi gestisce locali notturni, significa non voler vedere o affrontare solo parzialmente il problema.

Per quanto dovremo rispondere, se saremo chiamati a rispondere, risponderemo nelle sedi deputate, dove ci difenderemo, sapendo di avere fatto sempre il possibile per rispettare la legge e mettere in sicurezza il nostro pubblico, collaborando con chi la legge ha il compito di farla rispettare.

Con amarezza però osserviamo che questa è una città nella quale le testate giornalistiche (alcune almeno) sono state informate prima di noi delle sanzioni cui saremmo andati incontro (oggi per la prima volta ci viene notificato un atto, mai finora ci era stato rilasciato nemmeno un verbale!), una città nella quale si è tentato di screditare e danneggiare gravemente la reputazione e la rispettabilità di un locale e delle persone che lo rappresentano pubblicando, in quasi tutte le testate giornalistiche (anche nazionali), le foto del locale scattate a fine serata sottolineando anomalie che sono invece solo il frutto della normale evoluzione di una serata in discoteca.

Siamo imprenditori dell’intrattenimento e dovremmo essere interlocutori di genitori, forze dell’ordine e pubblica amministrazione che vogliono davvero una movida in sicurezza per i loro figli e invece veniamo descritti come loro nemici.

Nella speranza che questa vicenda si chiuda presto e che l’Officina possa tornare a fare quello per cui è nata: regalare musica, gioia e divertimento ai giovani rimasti in questa città, ci auguriamo che si apra un tavolo cui prendano parte la Questura, l’Amministrazione comunale, tutte le forze di pubblica sicurezza impegnate a garantire un controllo nel nostro settore e tutti, TUTTI, i gestori di locali di questa città.

Nella consapevolezza che non è con la repressione che si garantisce la sicurezza dei giovani messinesi, si stabiliscano insieme dei protocolli per garantire una movida in sicurezza e per evitare che in questa città si spengano altre luci.

Che vi piaccia o no ( e a tanti questa idea non piace), l’Officina è una di queste.

La Direzione”.