Nella guerra tra Siae e Soundreef rischi per gli organizzatori

Nella guerra tra Siae e Soundreef rischi per gli organizzatori

La guerra tra la Siae e Soundreef per il mercato dei diritti d’autore in Italia rischia di fare vittime tra gli utilizzatori dei repertori musicali, inclusi i locali da ballo e le discoteche, che potrebbero essere chiamati a pagamenti multipli.

Lo dimostra il decreto ingiuntivo emesso nei giorni scorsi dal Tribunale di Milano, Giudice Dr.ssa Silvia Giani, che ha ingiunto alla società organizzatrice di un concerto di Fedez di pagare i relativi diritti d’autore a Soundreef – a cui il rapper ha affidato la gestione del suo repertorio – non ritenendo dunque sufficiente il pagamento già in precedenza fatto dal medesimo organizzatore alla Siae.

Occorre precisare che il provvedimento, il primo in Italia nel suo genere, è stato reso in sede “monitoria”, cioè adottato sulla sola base delle argomentazioni esposte dal ricorrente Soundreef, e che entro 40 giorni può essere oggetto da parte della società intimata di opposizione, che, ove proposta, aprirebbe un vero e proprio giudizio di cognizione da definire con sentenza.

Ecco le principali tappe di una vicenda che sicuramente riserverà a breve ulteriori novità e, forse, clamorosi colpi di scena.

La recente evoluzione sul tema del diritto d’autore.

  • In Italia la legge n. 633 del 1941 affida in regime di monopolio alla Siae la gestione e la raccolta dei diritti d’autore.
  • Nel febbraio 2014 viene emanata la Direttiva 2014/26/UE del Parlamento Europeo – la cosiddetta “Direttiva Barnier”, che impone la liberalizzazione del mercato dei diritti d’autore con l’obiettivo di consentire agli autori di poter scegliere a chi affidare la gestione dei propri repertori – alla quale gli Stati membri sono chiamati a conformare le legislazioni nazionali entro il 10 aprile 2016.
  • Nel marzo 2017 in Italia la Direttiva suddetta viene recepita con il Decreto legislativo n. 35/2017, che da un lato formalmente riconosce l’apertura al mercato ad altri soggetti ma dall’altro conferma l’esclusiva della Siae nella raccolta dei profitti.
  • Nel frattempo, nel 2015 si costituisce la Soundreef s.p.a., iscritta nel registro delle collecting societies dell’Intellectual Property Office (IPO) del Regno Unito.
  • Dal maggio 2016 si registrano le prime migrazioni di artisti dalla Siae a Soundreef, tra cui si segnalano quelle di artisti di fama quali Fedez, Gigi D’Alessio e Fabio Rovazzi.
  • La Siae, forte della normativa nazionale sostanzialmente invariata, continua ad esercitare in esclusiva la raccolta dei diritti d’autore presso gli organizzatori di eventi musicali.
  • Nel marzo 2017, l’AGCOM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) apre un istruttoria a carico della Siae per presunto abuso di posizione dominante nella gestione dei diritti d’autore.
  • A luglio 2017 il Tribunale di Milano, su ricorso di Soundreef, ingiunge con decreto monitorio ad un organizzatore di pagare, oltre che a Siae, il diritto d’autore di un concerto di Fedez alla suddetta società a cui il rapper ha affidato la tutela del proprio repertorio.
  • E’ di questi giorni, infine, la indiscrezione da Bruxelles secondo cui sarebbe imminente da parte della Commissione Europea l’apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia sulla gestione dei diritti d’autore, ritenendo evidentemente insufficiente la liberalizzazione introdotta con il Decreto Legislativo n. 35/2017 seguito alla Direttiva Barnier.

Dopo il decreto ingiuntivo del Tribunale di Milano che ha intimato all’organizzatore di pagare a Soundreef i diritti d’autore per il concerto di Fedez, la battaglia tra Siae e Soundreef si è riaccesa, trovando vasta eco sulla stampa.

La posizione di Soundreef.

Soundreef ritiene che il decreto legislativo n. 35/2017 non abbia dato compiutamente attuazione in Italia alla Direttiva Europea 2014/26/UE e che nessuno, Siae inclusa, possa gestire i diritti d’autore e incassare i compensi in assenza di un mandato da parte del titolare dei diritti. Per Soundreef la volontà di un autore deve essere sempre e comunque rispettata e nessuna esclusiva, né esigenza di mercato, può travolgere tale principio.

A sostegno di ciò confida nel buon esito della istruttoria aperta dall’AGCOM a carico della Siae per abuso di posizione dominante.

Soundreef stigmatizza inoltre negativamente la metodologia di ripartizione dei diritti tradizionalmente utilizzata dalla Siae, asserendo come il 75% dei proventi dei piccoli concerti vengano fatti confluire in una cassa comune e poi ripartiti in modo forfettario, con una gestione peraltro obsoleta in parte ancora affidata alla compilazione manuale di borderò.

A fronte di ciò, Soundreef afferma invece di garantire online agli artisti la piena tracciabilità dei loro proventi, mostrando come e quando la loro musica viene utilizzata.

La posizione di Siae.

La Siae, da canto suo, rileva la natura sommaria del decreto del Tribunale di Milano, affermando che attualmente la normativa sul diritto d’autore in Italia non è in alcun modo cambiata e che pertanto la Siae ha il  dovere di incassare i proventi per tutte le opere che ha in tutela, a salvaguardia di tutto il mondo degli autori ed editori, ribadendo come l’esclusiva della Siae è allo stato saldissima.

Presumibili, prossimi scenari.

Il monopolio legale della gestione dei diritti d’autore è un unicum tutto italiano, considerato che nel resto d’Europa i meccanismi di gestione vengono definiti dal normale gioco concorrenziale tra le collecting.

L’impressione è dunque che la normativa nazionale, prima o poi – soprattutto con l’imminente apertura della procedura di infrazione a carico dell’Italia da parte della Commissione Europea – sarà costretta ad adeguarsi compiutamente alla Direttiva Barnier, e che l’esclusiva della Siae abbia dunque i giorni contati.

In tal caso la rinnovata normativa nazionale dovrà anche formulare nuovi criteri per la ripartizione dei diritti.

Saranno necessariamente oggetto di intervento anche i criteri di determinazione  e corresponsione dei diritti, venendosi a  determinare soprattutto per i fruitori – tra cui discoteche e sale da ballo – un quadro di ben altra complessità rispetto al più semplice sistema monopolistico a cui da sempre si è abituati in Italia.

Nella scrittura di tali norme, che così pesantemente e direttamente influiranno sulle attività delle aziende che utilizzano musica, le organizzazioni di rappresentanza di dette aziende saranno necessariamente chiamate attivamente a partecipare al processo di modifica legislativa.

A ciò occorre pertanto prepararsi con un contributo di idee e di soluzioni, in uno sforzo che dovrà estendersi anche alla innovativa e più articolata tessitura di rapporti con una platea di soggetti in luogo del tradizionale unico interlocutore Siae.

Nel frattempo, dopo il caso di Milano e soprattutto se dovessero intervenire nuovi provvedimenti giurisdizionali in analoga direzione, si potrebbe determinare un effetto-contagio con rischi per la vasta platea di utilizzatori dei repertori musicali di artisti la cui riconducibilità a Siae o a Soundreef  – o ad altri soggetti che potrebbero apparire sulla scena – non è peraltro aprioristicamente accertabile dagli organizzatori chiamati al pagamento dei diritti d’autore.

Una situazione tutt’altro che tranquilla dunque, dai risvolti in gran parte imprevedibili, ma che nella attuale fase di incertezza rischia di diventare ancora più problematica e complessa.

A cura dell’ Avv.Attilio Pecora

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