Roberto Ippolito: “l’abusivismo balla e fa ballare tutta l’Italia”

Roberto Ippolito: “l’abusivismo balla e fa ballare tutta l’Italia”

Il fenomeno dell’abusivismo nel settore dell’intrattenimento notturno sta prendendo sempre più piede sul territorio nazionale. Qual è secondo lei la portata generale di tale fenomeno?

Purtroppo è vero, anzi sempre più vero: l’abusivismo balla e fa ballare tutta l’Italia. Le irregolarità nel settore dell’intrattenimento notturno, ma per essere più chiari e precisi meglio dire nel settore dell’intrattenimento e delle feste, sono all’ordine del giorno. Da Genova a Lecce, da Bologna a Catania nelle ultime settimane le operazioni di polizia per contrastare il fenomeno si sono moltiplicate. E tuttavia la sua estensione sembra allargarsi ancora. Le attività regolari si confondono con le troppe al di fuori della legge ma con grande seguito di partecipanti.

 

Nonostante l’imponente mole di segnalazioni inoltrate dal Silb alle autorità competenti, il fenomeno non sembra arrestarsi. Quali ulteriori azioni dovrebbe secondo lei intraprendere un’associazione come il Silb?

Credo che tutte le organizzazioni di rappresentanza delle imprese abbiano la stessa esigenza: riuscire a far comprendere i danni e i pericoli dell’abusivismo per tutti i cittadini, consumatori e non. Di volta in volta sono in gioco la sicurezza personale, quella del territorio, il decoro, il rispetto dell’ambiente sotto i vari punti di vista. L’illegalità fa male a tutti, non solo a chi la subisce in un determinato momento. E non solo alle imprese che subiscono la concorrenza sleale di chi sopporta minori costi grazie ai mancati adempimenti e alle tasse evase. Nel caso specifico dell’intrattenimento è fondamentale sensibilizzare sui diversi rischi provocati per esempio dall’assenza di segnali delle vie di fuga oppure dalle uscite di sicurezza inadeguate o ostruite, dagli alcolici serviti ai minori, dall’affollamento eccessivo, dall’agibilità non certificata, dagli impianti non a norma, dall’occupazione senza permessi di suolo pubblico. Chi frequenta un locale potrebbe non far caso agli eventuali difetti esistenti e che potrebbero… rovinare la festa anche in modo grave.

 

Siamo in presenza di una diffusa disinformazione sul nostro settore. La stampa nazionale spesso si riferisce ai locali irregolari palando di “discoteche”. Inoltre, viene spesso data un’immagine negativa delle discoteche regolari, indicandole come responsabili degli spiacevoli eventi che si verificano al loro interno. Cosa ne pensa? Cosa dovrebbe fare, a suo avviso, il Silb per evitare che questo accada?

Da un punto di vista formale l’irregolarità è tale quando viene sanzionata con un provvedimento definitivo. Fino a quel momento è impossibile distinguere adeguatamente chi non rispetta la legge, anche se l’evidenza delle cose è troppo forte. Penso sia importante per il Silb far risaltare un impegno serio e concreto per il rispetto delle regole, di tutte le regole, senza retorica o facili vanti, ma con la concretezza dell’impegno quotidiano. Insomma far risaltare nei fatti la differenza regolari e abusivi. E questo vale in particolare per una questione decisiva: l’evasione fiscale. Può succedere che anche i locali che non hanno nulla da rimproverarsi per la sicurezza non paghino le tasse dovute. Che questo accada è facile dedurlo dalle dichiarazioni dei redditi: in base alle loro dichiarazioni, le quasi 1.500 discoteche censite dal dipartimento delle finanze hanno un reddito medio di appena 100 euro l’anno. È facile sospettare che questa media sia provocata da qualcuno che nasconda il vero andamento dei propri affari. Ed ecco quindi la concorrenza sleale: le imprese oneste pagano le tasse non pagate da quelle disoneste. Ne versano di più perché devono supplire a quelle non versate dagli evasori. È un discorso che vale per l’intrattenimento come per qualunque impresa o per ogni cittadino.

 

Secondo recenti studi effettuati dalla nostra associazione l’offerta proposta dai locali irregolari è praticamente identica a quella delle imprese regolari. Perché, secondo lei, molta gente preferisce frequentare locali abusivi?

I locali irregolari vengono frequentati perché l’offerta è apparentemente identica. Un cliente non va, per esempio, a controllare se le uscite di sicurezza sono sufficienti o no: non spetta a lui, non ha gli strumenti per farlo e neanche il tempo. Quindi presume che tutto sia a posto: del resto se un locale è aperto perché lui dovrebbe ipotizzare la mancanza di requisiti per essere aperto? E in parte manca la consapevolezza dell’importanza delle regole, guardate in Italia sempre con fastidio. Uno dei trucchi recenti più utilizzati per evadere è esercitare l’attività economica fingendosi un’associazione e sfruttando i benefici fiscali riconosciuti alle organizzazioni no profit che operano in campo culturale e sociale. Ai clienti viene data una tessera che testimonia l’iscrizione alla fantomatica associazione. La tessera del nulla: non ci sarà mai un’assemblea dei soci. E gli evasori godono. Le imprese e chi le rappresenta devono dire un secco no al trucco delle finte associazioni.

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