Un mondo nuovo necessita di business model nuovi

E la musica nei locali può essere la carta vincente…seguendo le logiche del Terzo Millennio!

L’Italia pullula di Festival musicali. Non è vero che mancano: sono tanti, piccoli, di altissima qualità, come è nel dna di un paese presidiato da arte, bellezza, estetica e valore.

Sorprendentemente, il sud ne conta parecchi, complici gli scenari di regioni come Puglia e Sicilia; ma sono quasi tutti estivi, per non dire tutti. C’è Polifonic, che propone musica elettronica di altissimo livello sulle coste salentine, unito al Locus Festival di Locorotondo; c’è il Frac festival che mischia musica e arti visive a Catanzaro, il Ypsigrock che fa confluire la miglior musica indie a Castelbuono, in Sicilia. Torino fa tripletta con i famosi Movement e Club to Club, che vantano una qualità altissima di selezione musicale. E via così, in una sequenza di proposte che ci testimoniano la grande attenzione dei giovani per questo format.

Ma ancora non esiste un programma sparso su tutto l’anno solare, concepito per i locali e per accontentare un pubblico misto: dagli adolescenti alla fascia di ultra trentenni rimasti orfani di intrattenimento mirato e soddisfacente. Ebbene, è a questo che stiamo pensando. Perché il mondo è cambiato e lo stesso concetto di “discoteca” deve evolvere. A partire dalla parola stessa, che evoca scenari anni Ottanta dovendosi però calare in una realtà contingente fatta di nuovi modi di socializzare, divertirsi, comunicare, complice il web. La discoteca quindi non deve snaturarsi; anzi. Deve solo estendere la sua visuale a fasce orarie e programmazioni capaci di coinvolgere il pubblico ormai abituato alle potenzialità del web, catturato dai disco bar a poco prezzo, ammaliato dai festival indipendenti estivi. Impossibile? Assolutamente no! Possibile e percorribile.

L’unico elemento che deve guidare la progettualità futura è la qualità. E la consapevolezza che l’offerta va differenziata. Il pubblico dei giovanissimi è senza dubbio più attratto da workshop che consentano loro di utilizzare i software di musica elettronica; quello degli ultra ventenni dallo scouting di talenti musicali indipendenti; quello degli over trenta da nuove culture musicali più sofisticate. Perché se Mozart vivesse ai nostri tempi probabilmente comporrebbe musica elettronica! Quindi non esiste solo la house dei rave, esiste una cultura musicale che può essere promossa nei locali seguendo piccoli format customizzati sul territorio.

Ebbene, possiamo estendere il vissuto delle discoteche ben oltre la serata. Le discoteche possono diventare –meglio dire riprendere ad essere- luoghi di cultura musicale, luoghi dove misurarsi con dei piccoli talent, luoghi dove scoprire qualcosa di nuovo. Le grandi aree dell’intrattenimento, come Versilia, Sardegna, Emilia Romagna, possono diventare capofila di una kermesse che arrivi piano piano fino alla provincia, riportando la cultura della musica al centro della scena.

Di questo, parleremo al prossimo incontro con tutti i provinciali Silb all’inizio di novembre a Bardolino, sul Lago di Garda. Dove tra l’altro interverrà il sociologo Francesco Morace per darci una panoramica sul nuovo che avanza. Se è il momento di evolvere, bisogna farlo con i migliori presupposti!