Lettera a Vittorio Feltri

Di seguito potete leggere la lettera inviata da Maurizio Pasca a Vittorio Feltri, in seguito all’intervento del direttore di Libero all’interno della trasmissione Fuori dal coro di Rete 4, dove ha affermato che le discoteche sono luoghi “dove la gente si ammassa, si imbriaca e si droga…”. Il nostro presidente ha voluto difendere il buon nome dei tanti imprenditori che rappresenta e illustrare nei dettagli la situazione dell’intero settore dei locali di intrattenimento.

Egr. dott. Feltri,

Le scrivo con riferimento al suo intervento all’interno della trasmissione “Fuori dal coro” andata in onda su Rete 4 in data 1 aprile u.s.

In qualità di Presidente del SILB, l’Associazione che rappresenta la maggior parte delle discoteche in attività, non posso esimermi, pur in un momento così difficile per il Paese, di difendere il buon nome dei tanti imprenditori che rappresento.

Invitato da Mario Giordano a dire la sua sulla programmazione dell’apertura dei locali Lei ha testualmente affermato: “se tu apri le discoteche dove la gente si ammassa, si imbriaca e si droga…”

A questo proposito mi corre l’obbligo aggiornarla in merito ad alcuni dati oggettivi.

L’Associazione che presiedo rappresenta, circa, 2.500 aziende, che rispondono ad altrettanti imprenditori, per un valore di mercato pari a un miliardo di euro.

Siamo caricati di una doppia tassazione sulla stessa base impositiva rappresentata dal biglietto di ingresso e dalle consumazioni obbligatorie in quanto oltre alI’Iva, al 22%, paghiamo anche l’imposta sugli spettacoli pari al 16% del prezzo del biglietto, paghiamo la SIAE, ecc., occupiamo circa 30.000 persone, più tutto l’indotto che si muove intorno alla musica.

Due dati, anche, su droga e alcol.

Nel corso del 2019, il sistema di rilevamento di GeOverdose, fondato da due medici della società Italiana Tossicodipendenze, ha registrato 253 decessi acuti riconducibili ad assunzione di droghe.

Di questi 253 decessi 181 (71,6%) sono avvenuti al chiuso, 72 (23,7%) all’aperto.

Tra i luoghi al chiuso citati nel rapporto ricorrono con una certa frequenza gli alberghi e gli ostelli, oltre ai bagni, siano essi quelli di un’abitazione, di un treno o di una stazione e le automobili private dove complessivamente sono avvenuti 56 decessi del totale pari al 30,7% del totale.

La stragrande maggioranza dei decessi, però, pare avvenga nelle abitazioni private e sempre più spesso le persone vengono ritrovate già cadavere nella propria abitazione: nel corso del 2019 i decessi di questo tipo sono stati 94, ovvero il 51,9% di tutti gli eventi mortali.

Nessuna citazione è riservata alle discoteche dove sembra che il fenomeno sia molto ridotto. Del resto l’età media dei 253 soggetti deceduti nel 2019 è 39 anni mentre l’età media di chi frequenta le discoteche è di 22 anni.

Per quanto riguarda l’alcol nel 2018 il binge drinking (cioè l’assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più o meno breve) è avvenuto principalmente in pub, bar e case private. Nei nostri locali la somministrazione di alcol avviene in maniera moderata e controllata in quanto sulla stessa incide il costo abbastanza elevato dei drink, con esclusione radicale della somministrazione ai minorenni.

I ragazzi arrivano, spesso, a tarda ora e già in stato etilico compromesso, tanto da indurci a installare telecamere anche nei parcheggi o a monitorarli con timbri e controlli affinché non portino bottiglie da fuori.

Da anni conduciamo una battaglia contro I negozi gestiti da extracomunitari che smerciano alcol a basso costo fino a tarda ora e contro gli abusivi che somministrano sostanze alcoliche ai minorenni. Agli inizi dell’emergenza coronavirus ci siamo battuti contro abusivi che esortavano I ragazzi a bypassare l’emergenza recandosi a feste dove -così scrivevano gli inviti- l’alcol era libero.

Inoltre nelle discoteche c’è molta attenzione alla sicurezza dei giovani frequentatori, che si presentano con i loro riti, la loro complessità, i loro rapporti sociali, a volte difficili e che, molte volte, cercano, altrove, emozioni forti, spesso fuori dagli schemi di una società ordinata.

Al netto che la tradizione sociologica riconosca nei tentativi di trasgressione dei giovani la presenza di elementi, in qualche modo, ‘positivi’ riferibili a percorsi di emancipazione e di maturazione, noi, invece, siamo chiamati a dare risposte concrete al bisogno di sicurezza, sul quale si basa una società ordinata che deve garantire la civile convivenza e, per questo, mettiamo a disposizione mezzi e competenze per permettere ai giovani di avere uno spazio dove potersi liberamente esprimere.

Come può capire questi aspetti sono complessi e impegnativi da affrontare per chiunque, psicologi e sociologi compresi.

Per raggiungere questi risultati occorre fare numerosi investimenti, non solo quelli richiesti dalle norme di prevenzione incendi, ma anche quelli necessari per assicurare un adeguato livello di security, cioè di sicurezza personale, come quelli per le telecamere, gli addetti ai servizi di controllo, i corsi di formazione per il personale, ecc.

Gli imprenditori della notte sono persone serie, che svolgono un lavoro con grande responsabilità.

Spesso si usa il luogo comune di paragonare il divertimento alla trasgressione.

Ma non è così.

La discoteca svolge un fondamentale ruolo sociale: essa deve rispondere ai bisogni di socialità, di sperimentazione, di identità e solidarietà propri di un momento di transizione come quello dell’adolescente. La discoteca, allora, diventa un punto di riferimento che dà sicurezza, che offre degli strumenti per ridurre la complessità ed il disorientamento.

Di fronte ad una società anonima, impersonale e spersonalizzante, i cui rapporti sono dettati dall’interesse, dal tornaconto, dal calcolo, i giovani riscoprono la gioia dello stare insieme per incontrare le persone, senza calcolo, senza barriere sociali, senza doversi affermare per quello che fanno nella vita.

Di fronte all’aggressività della società, alla frammentazione operata dalla complessità, alla caduta di certezze comuni, il bisogno di sicurezza deve trovare dei punti di riferimento cui ancorarsi. La discoteca sembra offrire questa sicurezza attraverso la semplificazione della complessità, la rassicurazione data dalla massa, dal linguaggio non verbale, semplice ed immediato, dai rapporti interpersonali, dalla rimozione dalle inquietudini e problematiche quotidiane.

Per quanto riguarda l’affollamento mi preme, infine, evidenziarle che le discoteche sono gli unici locali che hanno una capienza determinata e l’affollamento massimo è calcolato applicando un coefficiente pari a 1,2 persone al mq.

Come vede di spazio ce n’è d’avanzo per garantire la distanza di sicurezza, una volta disciplinato l’uso della pista, anche se da noi si viene spesso, addirittura, solo per ascoltare musica dal vivo.

Spero di essere riuscito a farle cambiare idea sulle discoteche e, per la stima che nutro da sempre nei suoi confronti, confido di poter considerare la sua uscita televisiva come un motto di spirito più che come un’intima convinzione, diversamente sarebbe in pericolo la stessa responsabilità sociale, che impone scelte precise e comportamenti conseguenti.

Con i più distinti saluti

Il Presidente

firma pasca