Lettera al Presidente Mattarella

Riportiamo di seguito la lettera inviata dal Presidente Pasca al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per accendere i riflettori su un settore, quello dell’intrattenimento, ormai sull’orlo di una crisi sempre più profonda a causa delle chiusure che si protraggono da Febbraio, e per sollecitare un intervento a favore dei lavoratori e delle famiglie in difficoltà.

Ill.mo Presidente,

senz’altro comprenderà come, pur in un momento così difficile per il Paese nell’esercizio delle mie funzioni di Presidente Nazionale del SILB, l’Associazione aderente a FIPE – Confcommercio che rappresenta circa 2500 tra discoteche e sale da ballo, mi rivolga a Lei come a un buon padre di famiglia, non nell’accezione che ne dà il codice civile, se pur la diligenza sia una qualità di tutto riguardo, ma piuttosto secondo il significato che ne danno i Vangeli: cioè a colui che non lascia indietro nessuno.

Solo Lei, con la Sua autorevolezza e il prestigio che trasferisce alla carica che ricopre, può dar voce al grido di dolore di migliaia di imprenditori e delle loro famiglie che, a furia di rimanere inascoltato, sta progressivamente ed inesorabilmente, perdendo forza ed incisività.

Soltanto con il Suo sapiente ed obbiettivo giudizio abbiamo possibilità di accendere i riflettori su un palcoscenico che è buio e muto dal 23 febbraio dell’anno in corso.

Come sa solo una piccola parte dei nostri locali (quelli dotati di giardini all’aperto) ha potuto, di recente, riaprire a seguito di provvedimenti adottati dalle singole Regioni (a partire dalla metà di giugno in Toscana, per finire al 10 luglio in Lombardia, Piemonte e Veneto e ancora più tardi in Valle d’Aosta e Sardegna).

Dopo 4 mesi di chiusura gli imprenditori ne avevano tratto positivi auspici per il futuro e, per questo, la stragrande maggioranza di loro non ha fatto mancare la dovuta attenzione alle norme anti- COVID 19 per assicurare un sano divertimento ai tanti giovani che, con fiducia, si affidano a loro, senza trascurare i propri dipendenti.

La stragrande maggioranza della categoria che rappresento è fatta di imprenditori seri, capaci e responsabili.

Questa stragrande maggioranza, purtroppo, sta pagando per gli errori di pochi, a fronte del fatto che la responsabilità dovrebbe essere individuale.

Il nostro settore, chiuso da ormai 7 mesi, rappresenta, circa, 3000 aziende, dietro le quali ci sono persone in carne e ossa con le loro famiglie, e contribuisce a produrre 4 miliardi di euro di PIL, 800.000 euro di gettito fiscale e circa 100.000 posti di lavoro.

Quando parliamo di posti di lavoro legati al nostro mondo, ci riferiamo a una lista parecchio lunga che comprende una serie interminabile di categorie che lavorano autonomamente nel nostro settore e in quello dello spettacolo in genere.

Mi riferisco agli orchestrali, ai maestri di ballo, ai musicisti e produttori indipendenti; ai disc jockey, ai ballerini e ballerine professionisti a chi nel tempo ha dimostrato di avere un’adeguata preparazione sul mondo della nightlife italiana ed internazionale al punto da guadagnarsi il titolo di direttore artistico o comunque un incarico manageriale all’interno delle nostre aziende, agli addetti alla sicurezza iscritti all’apposito albo tenuto dai prefetti, e molte altre ancora.

A queste realtà dobbiamo, poi, aggiungere tutte le attività che, con la nostra indeterminata chiusura, stanno rischiando, con noi, di chiudere i battenti una volta per sempre e mi riferisco a tutta la filiera che gravita attorno al nostro mondo: dai fornitori delle derrate alimentari e delle bevande, a quelli delle attrezzature per la cucina, il bar e la discoteca stessa, dalle agenzie di spettacolo, alle tipografie, alle agenzie di comunicazione, agli artigiani che si occupano delle manutenzioni, alle imprese di pulizie, alle società di noleggio impianti audio e luci, agli addetti al montaggio e smontaggio dei palchi, ai consulenti del lavoro e molto altri ancora.

La nostra sopravvivenza è appesa ad un filo caro Presidente.

La stragrande quantità delle aziende che rappresento sono locali al chiuso che hanno bisogno, mai come in questo momento, di una regolamentazione praticabile ed efficace che ci consentirebbe di ricominciare a lavorare, cosa di cui abbiamo disperatamente bisogno.

Mi vengono in mente, a questo proposito, le parole di Papa Francesco quando dice che il lavoro è la vocazione dell’uomo ed è quello che egli restituisce dignità come persona.

Noi vorremmo riappropriarci della nostra dignità come uomini, davanti alla società, e come padri davanti ai nostri figli.

Chiediamo solo di avere questa opportunità che è stata data a tutte le altre categorie economiche tranne che alla nostra.

Per questo ci chiediamo continuamente cosa possiamo mai avere meno di un bar o più di un ristorante o di una spiaggia? Di quale assembramento colpevole potremmo o dovremmo rispondere diversamente dagli altri?

La nostra chiusura ad oltranza, salva la breve parentesi estiva, ha dimostrato che i contagi hanno interessato per nulla o quasi il nostro settore e che alcuni di quelli reclamati si sono poi rivelati falsi allarmi, procurati da un eccesso di zelo.

Al contrario, invece, diversi focolai hanno interessato aziende con centinaia di dipendenti o sono stati prodotti da assembramenti fotografati e ripresi lungo tutto lo stivale in occasione per esempio di inaugurazioni di opere pubbliche, liberazione di ostaggi, vittorie o promozioni calcistiche o feste di partito.

Abbiamo visto piazze e spiagge gremite dove, fin da giugno, si registrava il tutto esaurito per non parlare degli assembramenti a ridosso di bar e ristoranti. Ci siamo chiesti che attacco frontale avremmo dovuto subire se il brutale assassino di Colleferrro fosse avvenuto, fuori o nelle vicinanze delle nostre discoteche.

Per questo riteniamo di essere vittime di un ingiustificato pregiudizio che è duro a morire e che inquina tanti settori della società come ha dimostrato la vicenda, di questi giorni, della povera Maria Paola Gaglione.

La precisazione, da parte degli uffici del Ministero competente, del campo di applicazione dell’ordinanza, che vieta il ballo presso le nostre discoteche e lo consente occasione di matrimoni, cresime, comunioni, e\o feste private in genere, che di fatto ha legittimato le feste abusive a discapito di un’intera categoria ormai al collasso, non ha fatto altro che accrescere questo disagio.

Caro Presidente mi perdoni la lunghezza della mia missiva ma lei rappresenta l’ultima speranza per migliaia di persone che la vedono alla stregua di un buon padre di famiglia, come le dicevo all’inizio.

La prego di aiutarci ad affrontare il problema, in tempi rapidissimi, con le istituzioni, che vedono in Lei una guida ed una testimonianza di grande saggezza ed equilibrio.

Abbiamo necessità di riaprire le nostre aziende, non possiamo permetterci un minuto di più, ma vogliamo farlo con coscienza e in sicurezza, stabilendo regole rigide ma applicabili nel rispetto della nostra salute ma anche di quella dei nostri clienti e dei dipendenti.

Senza la possibilità di riaprire in tempi brevissimi e con protocolli sostenibili o senza un adeguato contributo economico da parte di quello stesso Stato che ci tiene chiusi per decreto da 7 mesi, le nostre aziende sono destinate a scomparire, e questa volta per sempre.

Dal 2008 ad oggi il numero delle imprese nel campo dell’intrattenimento è diminuito esponenzialmente e recenti statistiche ci dicono che il leisure non vive un momento drammatico come questo dagli anni della seconda guerra mondiale.

Anche il divertimento è una cosa seria e decisamente più serie sono le condizioni di tantissime famiglie che stanno ormai da tempo facendo i conti con la fame e la speranza.

Con profonda stima

firma pasca