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Omicidio Ciatti: la discoteca passa da parte lesa a responsabile

Una storia che riporta il tema sicurezza al centro

Il Presidente del Silb, Maurizio Pasca, rammenta in questi giorni la tragedia che si consumò al St Trop di Lloret de Mar il 12 agosto del 2017, quando il giovane di Scandicci Niccolò Ciatti trovò la morte a seguito di un pestaggio. Chi fece terminare la sua vita? Un atleta professionista di lotta libera con un passato miliare in Cecenia, Rassoul Bissoultanov, rifugiatosi in Francia all’indomani della guerra con la Russia, nell’indifferenza dei presenti e senza che nessuno del locale intervenisse per fermare l’orrore. Dopo due anni, lo scorso luglio è iniziata l’udienza preliminare del processo e la famiglia è riuscita a ottenere che la discoteca St Trop passasse da parte lesa a responsabile!

Ma per la famiglia Ciatti, non c’è un solo responsabile per la morte di loro figlio. E hanno impugnato la decisione che ha portato all’incarcerazione di solo uno dei tre ceceni presenti quella sera nel locale alla corte di Girona. I Ciatti si sono giocati l’ultima carta che avevano nel proprio mazzo: un video, mai diffuso sui media e finora non valutato a dovere dal magistrato della pubblica accusa, che dimostra come almeno un altro ceceno abbia avuto un ruolo nel mettere ko il giovane di Scandicci, prima che l’altro ceceno sferrasse il calcio mortale: nelle immagini, si vede il ceceno in maglietta rossa che afferra per il collo un amico che sta cercando di difendere Ciatti.
Inoltre, il contenuto di questo filmato inedito, è corroborato dalla testimonianza, agli atti, dell’amico di Niccolò, Andrea L. Forse, i giudici a cui è stato indirizzato il ricorso, potrebbero dare una rilevanza diversa a questa sequenza video, e allargare le imputazioni di omicidio almeno al secondo ceceno.

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Ma mentre il giudice dell’udienza preliminare non ha «visto» responsabilità di altri, è durissima la sua posizione nei confronti di Bissoultanov. Il lottatore di Mma (una disciplina che si combatte sul ring mischiando pugni, calci e placcaggi) non è più in libertà dal giorno del suo arresto, ed i termini di carcerazione preventiva, per il prolungarsi delle indagini, sono stati prorogati di altri due anni. Secondo il giudice Chova, il ceceno «aveva l’intenzione di far terminare la vita di Ciatti” e “cosciente dell’impossibilità della vittima di difendersi, propinò intenzionalmente un calcio.

Quanto è successo riporta in pieno centro il tema della sicurezza e della legittimazione a intervenire. Non risulta possibile che a fronte di un pestaggio, con la discoteca piena, nessuno si sia attivato per bloccare la ferocia degli aggressori. In contatto con i Carabinieri e con la famiglia della vittima, il Silb monitora la situazione e i suoi sviluppi così come il ministro Bonafede, che ha garantito di seguire personalmente la vicenda.