Riaperture: il pubblico si può gestire?

Qual è la situazione dopo la prima settimana di aperture in molte regioni?

In Versilia, il report è “clienti disponibili a rispettare le prescrizioni ma di fatto, una volta all’interno del locale, situazioni difficili da gestire”. Il rispetto alla lettera del protocollo è pressoché impossibile, anche se molto spesso la pista viene eliminata e destinata a zona dove ubicare tavoli in ordine sparso. Grande disponibilità da parte delle forze dell’ordine che evidentemente trovano nei locali maggior possibilità di gestione dell’emergenza rispetto a situazioni anarchiche su strada.

In Puglia ha aperto una delle discoteche più grandi d’Europa: quasi 7.000 persone, divenute 4.000 seguendo le norme anti Covid. Anche qui, rispetto massimo dei protocolli , riduzione delle capienze, ingresso su prenotazione, contingentamento ai bagni, distanziamento all’ingresso e presso i banconi bar, misurazione della temperatura, segnaletica verticale ed orizzontale, distanziamento dei tavoli.

Come è giustamente stato fatto rilevare, una pista da ballo così limitata non è diversa da una piazza o da una delle migliaia di zone di movida con marine super affollate. Il problema sono i controlli da sceriffo del giorno dopo, con meticoloso puntiglio che pare non essere lo stesso utilizzato per abusivi e illegali. In ogni caso, l’impressione collettiva è che le forze dell’ordine lascino margine per lavorare non pretendendo l’applicazione alla lettera delle prescrizioni ma valutando gli accorgimenti e l’impegno messi in campo dai gestori.

A Palermo, la riapertura della discoteca Country ha registrato una capienza di circa 300 persone, meno di un terzo rispetto alla fase pre-Covid.

Soddisfazione anche in Liguria, con il neo della mancata riapertura di sale da ballo e liscio. La prima a ripartire è stata La Suerte a Laigueglia con grande soddisfazione di Fabrizio Fasciolo di Silb che ha specificato come in Liguria la ripartenza sia stata possibile grazie alla compattezza della categoria.

In Veneto Fabio Facchini, alla vigilia della riapertura di Villa Bonin, preferisce parlare di “nuovo inizio” e non di “ripartenza”, cosa che vedrà rifondare le leggi portanti della socialità e dello svago.

Tutto tace invece in Piemonte e Lombardia dove si attende luglio.