Sacrificio giusto o sacrificio senza senso?

L’OMS ha annunciato oggi che a breve verrà dichiarato lo stato di pandemia. Ovvero, il coronavirus non è più confinabile, la sua espansione (come quella di ogni virus) è inarrestabile, si tratta ora di “mitigare”. Di limitare il più possibile la sua espansione nel mondo.

I provvedimenti presi fino a oggi nel nostro paese hanno seguito uno strano schema. È innegabile che alcune forme di aggregazione siano state considerate pericolose e altre no. Ma su quale base? Perché un ristorante IKEA (con strutture che arrivano a contenere 4.000 persone) può essere presidiato dal pubblico e un cinema no?

Comprendiamo che una sala da ballo e una discoteca favoriscano il contatto fisico, cosa più impattante sulla trasmissione del contagio: abbracci, strette di mano, baci, sono tutti elementi di potenziale trasmissione. Ma la modalità precauzionale adottata fino a oggi ci sembra quantomeno contestabile.

Alcuni abusivi hanno esercitato la loro attività di intrattenimento perché avevano permessi rilasciati prima del D day? Possono essere prese seriamente risposte di questo genere? Siamo in stato reale di pericolo? Allora si fermino le attività collettive come accaduto a Wuhan. Ma vedere un disco pub o un bar che si trasforma in discoteca mentre la discoteca rimane chiusa appare non solo una presa in giro ma uno sfregio al comune senso di saggezza, oltre che alla salute pubblica.

Su di noi pende la spada di Damocle dell’azione penale! Ma sul ristorante IKEA no??? Il virus scansa i tavoli del fast food e predilige quelli dei locali notturni? Ci comportiamo seriamente e pretendiamo una gestione seria dell’emergenza, se si tratta realmente di emergenza. Gestione seria significa fermo di TUTTE le attività che comportino un rapporto fisico fra le persone, momenti di aggregazione collettiva rilevanti. Le sale Bingo, le sale scommesse sono aperte!

Con questo non vogliamo incitare alla disobbedienza ma rilevare una responsabilità grave nei confronti di chi prende decisioni di questo genere. La gente si reca al lavoro in aziende enormi, fa riunioni, va al centro commerciale! Che senso ha tutto questo? I locali notturni, le discoteche, i luoghi di cultura sono stati considerati a rischio. Ma ogni momento di aggregazione umana è a rischio in un momento come questo. E il sacrificio è sostenibile solo quando è inquadrato in un contesto sensato. Quando il titolare di una discoteca passa davanti al disco pub pieno o vede la gente confluire allegramente a un centro commerciale con capienza di migliaia di persone non può che provare una sensazione di frustrazione, rabbia, sgomento.

Chiediamo a viva voce che si imbocchi la strada della SERIETÀ e non del pressapochismo. Fino a oggi i provvedimenti sono stati come tamponi sulla parete del Titanic. La società ha continuato a vivere con alcune zone rosse identificate come “a rischio” e infatti la barca affonda nell’emergenza. Se l’intento è realmente quello di arginare una pandemia, ciò che abbiamo visto fino a oggi è risibile. Subentra un senso di responsabilità civica che abusivi e sciacalli non hanno e che ci induce a sopportare con pazienza. Ma la pazienza ha un limite. Finisce dove termina il buon senso.