Serrata causa Coronavirus e affitti

La proposta del Codacons: tagliare il 50% dei canoni

Un milione e mezzo di lavoratori, solo nel settore ristorazione e discoteche, messi a piedi dal Coronavirus. Un valore di mercato di quasi 50 miliardi, a cui si aggiunge tutto il resto del commercio. La serrata dovuta all’emergenza lascia senza ossigeno qualsiasi attività a contatto con il pubblico. Ma gli affitti restano da pagare perché i patti fra conduttore e locatore parlano chiaro e non ammettono deroghe!

Per questo il Codacons interviene, chiedendo al Governo di salvare molteplici attività dal fallimento. Come? Con un taglio degli affitti commerciali del 50%, in modo da sgravare il conduttore. E con una riduzione fiscale del 50% sui mesi di chiusura per aiutare il locatore a recuperare almeno il 70% della sua cifra di partenza.

“Secondo gli esperti, nel biennio 2020-21 rischiano di andare in fumo ricavi complessivi per circa 641 miliardi” recita la nota dell’associazione. “Con un taglio del 50% agli affitti e la riduzione di metà del carico fiscale rimane comunque circa 70% del canone di affitto a fronte di un esborso ridotto per il conduttore, che potrà diminuire la perdita. Su questo poi il Governo potrà intervenire con eventuali altri incentivi per i commercianti”.

La ritiene una buona idea Maurizio Pasca, presidente Silb e vice presidente Fipe: “Ci aiuterebbe a resistere. Chi gestisce discoteche e locali notturni è chiuso da fine febbraio, sono già cinque week end. Presumibilmente riapriremo a giugno, quindi in totale sono cinque mesi per cause di forza maggiore. Significa perdere quasi la metà del fatturato annuo e non è ipotizzabile di ottemperare come in un’annata normale!”.

Il comparto ristorazione, che significa bar (il 44%), ristoranti, catering e mense, è terzo per valore in Europa dopo Regno Unito e Spagna. Solo le discoteche e i locali notturni occupano 30.000 addetti con un miliardo di fatturato, a cui si aggiunge un miliardo ottenuto dall’abusivismo. Nella ristorazione in generale i dati a fine 2018 parlano di 336mila imprese, con crescita occupazionale stabile dal 2013 in avanti e un forte impiego femminile. A ciò si aggiungono i lavoratori del settore musicale: circa 10mila imprese, per un totale di 50.000 addetti e un fatturato perso -fino a oggi- di 200 milioni di euro.

“Servono misure forti e servono subito -commentano dalla sede del Codacons- il rischio è bruciare miliardi di euro senza riuscire più a far ripartire la nostra economia”.